alimentazione in gravidanza e allattamento

 

Per questo motivo il buono stato di nutrizione materno influenza la salute sia della madre stessa che del bambino. 

In modo particolare data la varietà di etnie presenti attualmente nel nostro paese, si necessita una più approfondita conoscenza culturale delle differenti abitudini alimentari per correggere eventuali fattori di rischio che possono influenzare il decorso e/o l’esito della gravidanza.

Lo stato di nutrizione pregravidico è un importante fattore influente sullo stato di salute della gestante e del nascituro. 

Un aumento ponderale inadeguato durante la gravidanza può determinare un peso inadeguato alla nascita oltre che un aumento della mortalità perinatale. 

L’incremento ponderale ottimale nel corso della gravidanza ed il conseguente adeguamento calorico deve essere individuato a partire dal BMI pre-gravidico. 

l’incremento ponderale raccomandato in gravidanza è riassunto nella tab.1

1,2TABELLA 1 - Incremento Ponderale Raccomandato In Gravidanza

 

BMI (Kg/m2) pre-gravidico

 

< 18.5

18.5-25

>25

Incremento di peso a termine del 1° trimestre (Kg)

0.5

0.4

0.3

Incremento di peso settimanale durante il 3° trimestre (Kg)

2.3

1.6

0.9

Incremento di peso a termine gravidanza (Kg)

12.5-18

11.5-16

7-11.5

FABBISOGNO ENERGETICO

L’incremento ponderale della gestante deve essere graduale nel tempo. Durante il primo trimestre l’aumento di peso è dovuto principalmente all’espansione del volume ematico e dalla crescita dell’utero. Nel corso del secondo trimestre si ha invece un aumento ponderale dovuto all’accrescimento della massa adiposa e del tessuto mammario. Nell’ultimo trimestre l’incremento ponderale raggiunge il picco massimo.

Per quanto concerne l’adeguamento calorico al fabbisogno energetico, nel primo trimestre, se la donna non inizia la gravidanza con delle riserve energetiche insufficienti, il fabbisogno energetico non necessita incrementi. Nel corso del secondo trimestre, diversamente, l’aumento dei tessuti materni e la crescita fetale richiedono un adeguamento calorico seguendo lo schema indicato nella tab.2

1,2TABELLA 2 – Fabbisono energetico in gravidanza dal 2° trimestre in poi.

 

BMI pre-gravidico

 

< 18.5

18.5-25

>25

Incremento energetico/die (Kcal)

365

300

200

Incremento energetico/die per ridotta attività fisica (Kcal)

365

150

100

Anche in caso di obesità grave, l’utilizzo di diete drasticamente ipocaloriche è controindicato; non si deve quindi scendere al di sotto delle 1600Kcal mantenendo un apporto ottimale di nutrienti.

Ulteriori informazioni sulla dieta corretta in gravidanza sono disponibili nel documento

Linee guida per una sana alimentazione dell’Istituto nazionale di ricerca per

gli alimenti. Secondo quanto indicato da LARN  e INRAN i fabbisogni nutrizionale in gravidanza variano come indicato di seguito.

PROTEINE

I LARN raccomandano un incremento giornaliero di 6g/die equivalenti a 1.2g/Kg peso ideale pregravidico soprattutto di alto valore biologico (latte, carne, uova, pesce).

CARBOIDRATI

Il loro apporto dovrà essere controllato soprattutto in caso di diabete gestazionale. Si prediligeranno alimenti a basso indice glicemico (pasta, legumi, orzo, ecc…). In caso di diabete gestazionale dovrà inoltre essere garantita la quota di 30g di fibre al giorno preferendo cereali e derivati integrali oltre che il consuno abituale di verdura a tutti i pasti. Gli zuccheri mono e oligosaccaridi dovranno essere limitati. 

1,2LIPIDI

La quota calorica giornaliera derivante da lipidi dovrebbe essere controllata così come la quota di colesterolo. È inoltre importante garantire la disponibilità di acidi grassi essenziali precursori e derivati per l’unità feto-placentare (strutture nervose del bambino) 

1DHA: L’esatto fabbisogno di w3 in gravidanza non è ancora stato del tutto definito ma è noto che dalla 28° settimana di gestazione fino al parto la concentrazione di w3 nel sangue materno decresce aumentando l’accumulo nel fegato: ciò avviene durante la maggiore fase di accrescimento e maturazione del tessuto nervoso. Il feto accumula, nel terzo trimestre, circa 50-70mg/die di DHA e tale assorbimento è in funzione della concentrazione nel sangue materno. In questa fase la capacità dell’organismo di sintetizzare DHA non è altamente efficiente. L’organo bersaglio di questo nutriente è il cervello, la retina e la componente lipidica delle membrane cellulari. La risultanza è che bambini nati da madri che hanno avuto un adeguato apporto di w3 sarebbero caratterizzati da migliori performances sensoriali (visione) e cognitive se posti a confronto con bambini le cui madri hanno adottato una dieta povera di questi nutrienti. 

Al momento la quantità di DHA che è ritenuta ottimale per lo sviluppo fetale è di 200mg/die sia in gravidanza che durante l’allattamento. Tale quantità può essere raggiunta consumando 1-2 porzioni di pesce grasso (300gr di parte edibile) alla settimana. Per contenere l’esposizione del feto a metalli pesanti è importante porre attenzione nella scelta del pesce da consumare evitando o limitando i pesci di grossa taglia. In alternativa è indicata anche la supplementazione con olio di pesce (2gr/die).

Pertanto andranno preferiti:

  • Carni magre e preferibilmente bianche e contenenti più DHA (tacchino, pollo)
  • Pesce magro e preferibilmente quelli contenenti più DHA (sgombro, tonno, aringhe, salmone, orata, merluzzo) 
  • Latte/yogurt da consumarsi quotidianamente
  • Uova non più di una volta la settimana
  • Affettati magri (cotto oppure crudo e bresaola solo se negativi alla toxoplasmosi) non più di una volta la settimana 
  • Formaggi magri preferendo quelli freschi (mozzarella, ricotta vaccina, ecc…) non più di una o due volte la settimana
  • Cotture semplici (forno, griglia, cartoccio, vapore, bollitura, microonde, ecc…)
  • Condimenti di origine vegetale (olio di olive o di semi ma monosemie) oppure olio di pesce

Andranno invece evitati:

  • Insaccati (salame, bologna, ecc…) anche se negativi alla toxoplasmosi
  • Condimenti di origine animale (panna, burro, strutto, lardo, ecc…)
  • Salse di vario genere (maionese, salsa tonnata, tartara, ecc…)
  • Grassi idrogenati (margarine)
  • Cotture ricche di grassi (fritti, soffritti, impanature, ecc...)

FIBRA

È opportuno garantire il consumo di almeno 30g di fibra al giorno. La quota raccomandata può essere raggiunta consumando a tutti i pasti almeno 1 o due porzioni di:

  • verdura preferibilmente cotta o ben lavata (per chi risulti positivo alla toxoplasmosi)
  • frutta fresca, tenuto conto dell’apporto di calorie e zuccheri semplici
  • cereali e derivati integrali

2ACIDO FOLICO

L’assunzione di 400mg di acido folico nel mese precedente il concepimento e fino almeno alla 12° settimana di gestazione è consigliata per ridurre il rischio di malformazioni a carico del sistema nervoso del 50-70%. L’acido folico è una vitamina essenziale presente in molti alimenti (lieviti, verdure a foglia verde, legumi, cereali, agrumi, fragole) la sua biodisponibilità dipende però da diversi fattori presenti negli alimenti consumati quotidianamente.  Per questo motivo anche una dieta ricca di folati può comportare una resa di assorbimento finale che difficilmente supera i 200mg/die rendendo necessaria una supplementazione. 

Nella seguente tabella sono riportati tutti i fabbisogni giornalieri di nutrienti in gravidanza4.

TABELLA 3. Fabbisogni giornalieri di nutrienti in gravidanza

Proteine

59g

Acidi grassi polinsaturi

Ω6                      5g

Ω3                      1g

Ca

1200mg

P

1200mg

K

3100mg

Fe

30mg

Zn

7mg

Cu

1.2mg

Se

55μg

I

200μg

Tiamina

1mg

Riboflavina

1mg

Niacina

14mg

Vit. B6

1.3mg

Vit. B12

2.2mg

Vit. C

70mg

Vit. D

10μg

Vit A

700μg

Folati

400μg

L’ALIMENTAZIONE IN ALLATTAMENTO

Lo stato nutrizionale e la dieta possono influenzare la quantità e la qualità del latte materno. 

Per questo motivo, un adeguato aumento ponderale durante la gravidanza e un normale peso del bambino alla nascita sono indicatori diretti di un buono stato nutrizionale materno e possono migliorare le possibilità di un efficace allattamento.

Per quanto riguarda l’apporto calorico, non è corretto porre un quantitativo energetico esatto e valido per tutte le donne in quanto le esigenze sono fortemente influenzate dalle diverse necessità metaboliche, di attività fisica e di riserve tissutali oltre che dalle quantità di latte prodotte. Anche per quanto riguarda l’apporto proteico, le richieste fisiologiche sono aumentate e correlate alla quantità di latte prodotto.

Per la nutrice sono altrettanto importanti ed aumentati i fabbisogni di vitamine e Sali minerali in quanto anch’essi legati alla necessità di produzione del latte e per rifornimento delle riserve materne. 

Da non dimenticare poi, per favorire la produzione di latte, è l’importanza del corretto apporto idrico.

Per mantenere un normale bilancio idrico materno è necessario aumentare l’assunzione di liquidi in rapporto alle quantità di latte prodotte giornalmente. Le linee guida SINU ovvero della società italiana di nutrizione umana raccomandano un aumento di 700ml al giorno di acqua rispetto a quanto indicato per le donne che non allattano ovvero 2 litri al giorno.

Scegliere un’acqua ricca di calcio può apportare fino al 100% del fabbisogno di calcio giornaliero.

Si Ricorda inoltre che, in ragione al fatto che la maggior parte dei composti chimici ingeriti dalla madre passano nel latte, è preferibile moderare l’assunzione di caffeina che, se assunta in dosi eccessive può causare irritabilità e insonnia nel neonato. Anche per quanto riguarda L’alcol le concentrazioni di etanolo presenti nel latte sono pari alle concentrazioni ematiche della madre e per questo motivo È preferibile limitare l’assunzione alcolica durante l’allattamento.

Vorrei Infine rassicurare le mamme sulla possibilità di continuare ed anzi perseguire un’alimentazione ricca e variegata in quanto le esclusioni dietetiche di alimenti o categorie di alimenti non servono al apportare benefici per le cosiddette “coliche del bambino”. È altresì utile al fine di educare il palato dei bambini a sapori diversificati l’attuazione di un’alimentazione che sia il meno monotona possibile, permettendo quindi il passaggio dei vari composti organici naturalmente presenti negli alimenti nel latte materno. Questo sarà molto utile in futuro al fine di agevolare un buono svezzamento al momento dell’introduzione dei vari alimenti nell’alimentazione di vostro figlio.

Dott.ssa Stefania Ripamonti